negative seo

 

Può capitare nella propria carriera professionale, di aver a che fare con un cliente molto esigente, che vuole raggiungere risultati irreali attraverso il canale dei motori di ricerca nel più breve tempo possibile. Purtroppo non è così semplice e ne parlavo qualche mese fa nell’articolo “Per fare SEO ci vuole tempo e pazienza“.

La voglia di risultati non deve portare il professionista fuori strada, portandolo ad adottare tecniche negative SEO che violano le linee guida dei motori di ricerca e che nella maggior parte dei casi non portano a risultati duraturi, ma bensì ad un “ritorno di fiamma” che penalizzerà il sito web facendolo di fatto scomparire dai risultati di ricerca, perché si sa che nessuno cerca nella seconda pagina di Google.

Quando parlo di negative SEO o black hat che dir si voglia, mi piace utilizzare questa interessante analogia: colui che utilizza tecniche borderline o spammose per fare SEO è il ragazzo che tenta di tutto per impressionare una ragazza, ma ottiene l’effetto opposto a quello desiderato, facendola scappare. Con questo ho riassunto le conseguenze delle attività SEO negative e ho definitivamente stabilito che Google è donna 🙂

Nell’articolo di oggi riporterò quelli che sono gli errori più comuni da evitare per non costringere Google a respingerci.

Farcire il titolo con parole chiave

Il titolo comunica gli argomenti della pagina sia agli utenti che ai motori di ricerca. Il tag <title> dovrebbe essere posizionato all’interno del tag <head> nel codice HTML della pagina. Possibilmente, dovresti usare un titolo univoco per ogni pagina del tuo sito.

Il titolo della pagina ha un grosso impatto sul posizionamento. Google lo controlla per farsi un’idea sul tema affrontato all’interno della pagina.

Se non sei esperto di HTML e di markup, il tag <title> a cui faccio riferimento non è il titolo visibile nel corpo della pagina, ma quello che visualizzi sull’etichetta della scheda del tuo browser. Quello stesso titolo viene riportato sulle SERP dei motori di ricerca, ad esempio su Google corrisponde alla parte in blu che clicchi per accedere alla pagina web desiderata.

tab del browser con tag title

tab del browser con tag title

Ci sono casi in cui il tag title viene forzato, volontariamente o involontariamente, farcendolo di parole chiave. Purtroppo non si tratta di un caso isolato, mi è capitato parecchie volte di analizzare siti web con tag title sovra-ottimizzato.

In passato la keyword stuffing era una tecnica molto popolare, dato che poteva effettivamente influenzare positivamente il posizionamento del sito web, ma oggi risulta contro-producente e spammosa.

Per scrivere un titolo corretto è necessario inserire la parola chiave primaria per la quale si sta ottimizzando la pagina web, facendola seguire, se lo si desidera, dal nome del sito/brand, l’importante è rimanere tra i 35 e 65 caratteri.

Contenuto innaturale

I visitatori riconoscono il contenuto di valore quando lo vedono e, come conseguenza, indirizzeranno altre persone verso di esso.

Può capitare a chiunque di navigare nel web e di imbattersi in qualche sito dal contenuto innaturale, quasi come se fosse generato da una macchina o forse è meglio dire, che è stato scritto per una macchina. Il secondo errore da evitare è quello di redarre contenuti per i motori di ricerca e non per gli utenti.

Forzare  le keyword all’interno del testo lo rendono la maggior parte delle volte un cumulo di frasi senza senso e prive di ogni forma logica a cui l’utente fa subito caso. Un contenuto scritto per i motori di ricerca risulta innaturale e in alcuni casi illeggibile. Inoltre, scrivere contenuti farciti di keyoword va contro gli obiettivi della SEO.

L’obiettivo finale della SEO non è quello di posizionarsi in prima posizione o di fare più visite, ma è quello di generare lead e vendite. Che siano email per la newsletter o acquisti sull’ecommerce, le aziende e i privati investono tempo e denaro nella creazione ed esecuzione di una strategia SEO che soddisfi questi obiettivi. Creare contenuti spammosi ed innaturali va contro questi obiettivi.

Infine, Google riconosce un contenuto spammoso e lo penalizza facendolo scendere di posizioni.

Pagine sinonime

Immagina, sei un parrucchiere che vuole posizionarsi con la parola chiave “parrucchiere a Milano”. La cosa più logica da fare è creare una pagina ottimizzata per la parola chiave, giusto? Magari ottimizzi la pagina principale.

Una volta ottimizzata, decidi di volerti posizionare anche per la parola chiave “parrucchiere in San Babila”, quindi crei un’altra pagina web ottimizzata per questa seconda parola chiave e così via.

Creare più pagine per parole chiave simili o sinonime andava bene qualche anno fa, ma con l’introduzione di Hummingbird, l’algoritmo di Google per la SEO Locale, questa tecnica non funziona più. Google è diventato ancora più intelligente e distingue le keywords sinonime con lo stesso search intent.

Quindi, non c’è bisogno di creare più pagine per parole chiave sinonime perché Google capisce il vostro obiettivo e sia nel caso di “parrucchiere a Milano” che “parrucchiere in San Babila” potrebbe mostrare lo stesso risultato di ricerca.

Il mio consiglio è quello di creare gruppi di parole chiave sinonime e di utilizzarle all’interno della pagina web che si desidera posizionare.

Link sovra-ottimizzati

L’anchor text dice qualcosa di utile sulla pagina linkata sia per gli utenti che per i motori di ricerca

Quando si ottimizza un sito web, una delle principali mete da raggiungere è la costruzione di un’autorità solida. Uno dei fattori principali è la quantità e sopratutto la qualità dei link in ingresso. Banalizzando, devi pensare ai link come un voto a tuo favore che ti permette di scalare la graduatoria.

Ogni link ha quella che si chiama ancora o in inglese anchor text, la quale non è altro che il testo che visualizzi e clicchi per seguire il link. L’anchor text aiuta Google a capire di cosa tratta la pagina linkata.

Ritorna nel ruolo del parrucchiere di Milano che vuole posizionarsi efficacemente per la parola chiave “parrucchiere a Milano”. Sarebbe fantastico se un gran numero di link puntasse al tuo sito con l’anchor text uguale alla parola chiave, non pensi? In poco tempo Google ti posizionerà ai vertici della prima pagina per quella frase. I SEOer hanno avuto questo approccio per anni, creavano centinaia e centinaia di links con l’anchor text identico o molto simile alla parola chiave di riferimento.

Quando conduco un’analisi SEO, controllo sempre i link in ingresso segnandomi da quale sito arrivano, l’autorità del sito linkante e ovviamente l’anchor text utilizzato.

Mi è capitato solo una volta di vedere un’altissima concentrazione di anchor text identici (circa 800 se non ricordo male) provenienti da un centinaio di siti. Basta pensarci per capire immediatamente che è molto difficile che ciò avvenga naturalmente.

Google conosce perfettamente la situazione e con Penguin cerca di penalizzare i link innaturali, concentrandosi sulla svalutazione o penalizzazione di queste reti di link.

Per favorire una link building naturale ti consiglio di leggere l’articolo di Luca Crivellaro che condivide 7 idee per favorire backlink naturali verso il tuo sito.

Bonus: fai crollate i falsi miti

Quando parli di SEO con un potenziale cliente, non devi mai promettere o garantire risultati, perché niente è sicuro con la SEO. Devi far luce sulla disinformazione che aleggia intorno a questa professione, come ad esempio:

  • La SEO non è gratis a meno che non la fai per conto tuo, anche se bisogna sempre tener conto di una spesa minima per un tool di monitoraggio dei risultati come semrush o seozoom.
  • La SEO non è immediata, ci vuole tempo per apportare tutte le modifiche necessarie e per misurare i risultati. Dietro al termine SEO ci sono numerose attività da svolgere, io porto sempre con me una checklist completa di tutto per far vedere la mole di lavoro e per istruire il potenziale cliente che non si gioca a Mortal Kombat nel frattempo che lui paga.
  • La SEO venduta da società che si spacciano per Google non è SEO è schifo

Ricapitolando, il compito del professionista è istruire il cliente e far crollare i falsi miti.  

Conclusioni

Ora conosci i 4 errori di negative SEO da evitare per mantenere il tuo posizionamento ed eventualmente migliorarlo, sempre che tu non sia già ai vertici della SERP. Di potenziali errori ce ne sono tantissimi da elencare, tu quale avresti inserito nella lista?