Il diritto d’autore, questo sconosciuto: tutti ne sono a conoscenza tuttavia non si può fare a meno di infrangerlo ogni giorno, spesso inconsapevolmente. Si, perché a voler essere proprio rigorosissimi il copyright, per dirla all’inglese, tutela qualsiasi opera sia frutto di originale creatività e ingegno e ne vieta la riproduzione e l’utilizzo senza l’autorizzazione del creatore originario; eppure quotidianamente siamo abituati a condividere post su facebook corredati da immagini evocative o citare quella frase di cui non si conosce l’autore oppure ancora utilizzare la fotografia del tal artista come cover del proprio profilo social.

Ma quindi ha ancora senso parlare di diritto d’autore in un mondo dove tutto è interconnesso e le informazioni si scambiano alla velocità di un click? Si può parlare di copyright ai tempi di internet?
Assolutamente si, anche se la questione è molto complessa.

Dunque, il diritto d’autore è disciplinato prevalentemente dalla Legge 22 aprile 1941, n. 633 (“Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”) e successive modificazioni, e dall’art. 2575 e seg. del Codice Civile (Libro Quinto – Titolo IX: “Dei diritti sulle opere dell’ingegno e sulle invenzioni industriali”). Questa legge è stata modificata e aggiornata nel corso del tempo, recependo anche le direttive europee ed internazionali. Secondo l’art. 2575 c.c., costituiscono oggetto del diritto d’autore “le opere dell’ingegno di carattere creativo, appartenenti al mondo della letteratura, della musica, del teatro e della cinematografia, delle arti figurative, dell’architettura, della scienza, sotto qualsiasi forma ed espressione” e solamente l’autore (o chi ne fa le veci) ha il diritto esclusivo di utilizzare l’opera economicamente anche cedendo i diritti stessi, nel qual caso ne rimane comunque detentore della paternità.

L’introduzione della nuova legge n. 248 del 18 agosto 2000 (“Nuove norme di tutela del diritto d’autore”), ha allargato le disposizioni a tutela del diritto d’autore anche al mondo del web, per contrastare la contraffazione e la pirateria.

Le immagini presenti sui siti possono essere facilmente copiate ottenendo copie assolutamente identiche all’originale, per questo motivo e poiché molte opere sono a portata di click, molti credono erroneamente che sia possibile utilizzarle liberamente. Ovviamente non è così perché, per farla molto molto semplice, senza il permesso dell’autore l’utilizzo e la diffusione dell’immagine non è consentita. Chi viola il diritto d’autore deve fare i conti con ammonimenti e multe (spesso molto salate), e nel peggiore dei casi, andare in tribunale. Per alcune realtà, la caccia alla violazione del diritto d’autore in rete è diventato un vero e proprio business: grandi aziende, grandi marchi, multinazionali o agenzie, ingaggiando specifici agenti di controllo, scandagliano la rete palmo a palmo per trovare casi di utilizzo non autorizzato delle opere di cui detengono i diritti.

Dicevamo, è necessaria l’autorizzazione dell’autore e rientra in questo caso anche l’utilizzo delle immagini sui social media, nel caso il post venga pubblicato sulla propria bacheca o su quella della propria pagina, mentre ne è escluso l’utilizzo in ambito privato (per esempio il postare le immagini in un gruppo chiuso di Facebook o su un blog privato).

Per ovviare a questo problema, ci sono diversi modi: utilizzare le agenzie fotografiche (che si occupano di gestire il copyright per conto di fotografi), fare affidamento a immagini con una licenza Creative Commons (organizzazione no profit fondata negli Stati Uniti, che offre diversi contratti di licenza standard per il copyright, l’utilizzo sotto licenze CC è o completamente libero o limitato solo in parte) tramite portali come Flickr, appoggiarsi a cataloghi a pagamento come Fotolia o Shutterstock (dove una percentuale tra il 15 e il 45% del prezzo va come compenso all’artista), appoggiarsi a siti di immagini stock gratuiti come Pixabay, Kaboompics o Unsplash (in questo caso il difetto è la larga diffusione, può infatti facilmente capitare che l’immagine scelta sia stata usata anche da altri per contenuti completamente differenti) oppure, in ultima istanza, creare da soli le proprie fotografie.
È importante cercare di evitare l’uso di immagini di autori sconosciuti, nel caso è possibile compiere una ricerca inversa su Google Immagini oppure utilizzare il sito Tineye dove basta inserire l’URL dell’immagine trovata o caricare il file salvato sul proprio computer e il portale fornisce l’indirizzo del sito che per primo l’ha condivisa, che molto spesso è quello dell’autore stesso.

Sul blog di designsponge.com c’è un bellissimo panel che riassume molto bene come comportarsi quando si a che fare con un’immagine di cui non si è proprietari:

pannello-designspongeDunque, il copyright è un prezzo che si paga, come per un bene che si compra o si noleggia, è un corrispettivo per ogni forma di utilizzo anche se indubbiamente si tratta purtroppo di un settore molto complesso, retto da leggi spesso poco comprensibili e poco radicate nella coscienza sociale.