cattiva email

Alcune sere fa ero davanti al mio nuovissimo pc,  mentre giocavo a cambiare i colori della tastiera mi domandavo quale fosse un buon argomento da trattare sul mio blog, ad un tratto come per magia Google Chrome mi notifica una nuova email:

  • Mittente: newsletter
  • Oggetto: PROMO PRODOTTI
  • Preheader: Se non visualizzi questa mail bla bla bla…

Non era la prima volta che vedevo quella mail e sapevo perfettamente chi era il mittente, ma proprio quella orrenda newsletter mi ha dato la spinta per sviluppare l’argomento di oggi, l’identikit della cattiva neswsletter: come riconoscerla e come rimediare.

Il preheader

Il preheader è l’anteprima dell’email visualizzata in alcuni client di posta come Gmail. Io per esempio riconosco le email di spam proprio dal preheader, dato che quasi tutte hanno sempre la stessa scritta. Qui sotto ti riporto il la mail che mi è arrivata l’altra sera con il preheader spammatorio sottolineato in rosso.

preheader sbagliato in una newsletter

Come posso evitare quella scritta nelle mie newsletter?

Il client di posta quando “legge” l’email non balza da una parte all’altra, ma la scansione in maniera sequenziale, quindi avrai già capito che l’elemento testuale più alto in assoluta verrà inserito nel preheader.

Cosa deve contenere questo preheader?

Come già ti accennavo prima, da quando ho aperto il mio primo account di posta, le email di spam le ho sempre contraddistinte dalla scritta “Se non visualizzi questa email ecc. ecc.”.

Evita quindi di posizionare come primo elemento il link per la visualizzazione del browser, inserisci del testo che riassuma la tua newsletter in modo tale da incuriosire l’utente ad aprire l’email e leggerla. Il mio consiglio è quello di riassumere la newsletter in 140 caratteri, in altre parole devi riassumere in un tweet la tua newsletter.

Il browser

Nel web ci sono un sacco di “punti di vista”, il tuo iscritto può ricevere la tua newsletter ovunque, su gmail, outlook, thunderbird, pc, smartphone, tablet ecc. ecc.. Ogni client di posta vede la tua newsletter in maniera diversa, per fare una similitudine è un po’ come avere a che fare con tanti Internet Explorer per volta.

Come risolvo queste incompatibilità?

Se la realtà a cui ti interfacci è medio piccola ti consiglio vivamente di utilizzare servizi come mailchimp e sfruttare le centinaia di temi messi a disposizione dalla piattaforma che sono compatibili con tutti i maggiori client di posta.

Se invece la realtà a cui ti interfacci è caratterizzata da azienda grandi, solitamente possiedono un CRM con l’invio delle email integrata, qual’è la soluzione in questo caso? Ho lavorato per poco più di un anno per una società la quale usava un CRM, oltre alla classica gestione dei ticket, lo usava per l’invio delle newsletter e comunicazioni di vario tipo, dopo un paio di invii andati male e dopo aver appurato le voragini tecniche dello staff ho creato un template HTML che poteva essere inserito nell’editor del CRM e sul sito internet per offrire una seconda alternativa di lettura.

P.S. Se stai pensando di realizzare un template HTML adatto a tutti i client di posta armati di tanta tanta pazienza.

tabelle html

Nei template delle email bisogna usare le tabelle

Il Titolo

Titoli come “PROMO PRODOTTI” stanno meglio sui fogli del brain-storming dell’ufficio marketing, ma non come titolo della newsletter, possibilmente creane uno e mantienilo.

Alt Immagini

Novità delle novità, le immagini sono fondamentali per creare una newsletter d’impatto. Per creare una newsletter dinamica e colorata le immagini sono un ottimo stratagemma, ma c’è un piccolo problema da tenere in considerazione: i client di posta non scaricano di default le immagini a meno che l’utente non acconsenta.

La soluzione?

In questo casi viene in tuo soccorso l’attributo alt delle immagini. Inserisci una breve descrizione dell’immagine, così quando le immagini non saranno visualizzate ci sarà una descrizione sostituiva piuttosto che uno spazio vuoto

Ciak Azione

Le Call to Action devono avere una caratteristica fondamentale: devono attirare l’attenzione. Principalmente impiegate per l’acquisto di un prodotto, per continuare a leggere un articolo e richiedere un preventivo, devono essere in grado di convertire l’utente in cliente.

Social Network

Dopo aver sviluppato la testa e il corpo dell’email è tempo di creare il footer, nel footer solitamente io includo i social network, altri invece inseriscono i collegamenti ai social network direttamente nella testa, sta a te decidere dove ti è più comodo.

Il mio consiglio è quello di non includere tutti i social network a cui sei iscritto, ma solo quelli principali, eventualmente se sei indeciso fai dei test e analizza quali dati vengono maggiormente cliccati e crea il tuo social footer definitivo.

La tua Azienda

In Italia non è obbligatorio inserire i dati della propria azienda, ma non ci vedo niente di male nel farlo, anzi è un fattore in più di credibilità.

Ricorda che ciò che non è obbligatorio in Italia non vuol dire che sia tale e quale in altri paesi, negli States ad esempio è obbligatorio inserire i dati della propria attività, se usi mailchimp e non includi i dati, verrai calcio rotato.

classico esempio di ban

Classico esempio di ban

Permetti alla gente di cancellarsi

Sino all’ultimo coccola il tuo utente, metti un link per cancellarsi dall’email non farti segnalare come SPAM.

Conclusione

Insomma hai capito no? Una mail cattiva è riconoscibile a mille mila miglia di distanza, ma con qualche piccolo accorgimento rendi la vita migliore non solo agli utenti ma anche a te stesso. Conosci altri dettagli per arricchire l’identikit di un’email pessima? Fammelo sapere nei commenti qui sotto.